Il termine criptovaluta rimanda all’immaginario del Bitcoin e di conseguenza alla Blockchain pubblica.

Ma Libra, la criptovaluta di Facebook, é tutt’altra cosa… Almeno per il momento.

Leggendo il White Paper si evince infatti che:

“Libra inizierà come permissioned blockchain. Per assicurarci che Libra possa essere realmente aperta e possa operare sempre nel miglior interesse degli utenti, la nostra ambizione è che possa diventare permissionless. Il problema è che ad oggi non crediamo che questa sia una soluzione che possa offrire la scalabilità, la stabilità e la sicurezza necessarie per supportare miliardi di persone e di transazioni a livello globale.”

Da qui le due differenze sostanziali:

  1. Bitcoin è etichettato come un permissionless ledgers: opera sul principio di una blockchain pubblica che per sua definizione è aperta, non è soggetta a controllo/proprietà di singoli attori e chiunque ha la possibilità di aggiornarvi i dati.
  2. Libra, al contrario, utilizza un permissioned ledgers: opera sul principio di una blockchain privata che per sua definizione non è aperta, è soggetta al controllo di un attore principale e per aggiornarvi i dati occorre avere il permesso del nodo centrale di validazione.

Allora possiamo considerare Libra come una nuova valuta ma emessa e gestita da privati?

Sembra proprio di sì! La criptovaluta di Facebook è uno stablecoin, poiché è legata ad un paniere di valute legali e titoli. Quindi ogni volta che Facebook emette una “Libra” deve accantonare l’equivalente in valute e titoli in un conto bancario.